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Globalizzazione, tecnologia e disintermediazione: le radici del populismo secondo Capelli

Qual è l’origine del populismo? Dove e come si sviluppa? Quali le conseguenze nei comportamenti degli individui e dei popoli? A questi interrogativi ha dato risposte il filosofo e sociologo Ferruccio Capelli, direttore della Casa della cultura di Milano, nel terzo degli Incontri di pensiero 2019 organizzati dal Calabrone.

Nell’ambito del tema più generale del ciclo di incontri (“Ricucire. Guardarsi dentro, prendersi cura, gettare ponti”) Capelli – introdotto da Lucio Dall’Angelo e sollecitato dalle domande del giornalista Carlo Muzzi – ha affrontato più specificamente il tema “Altri percorsi possibili: sostenibilità, democrazia, libertà “.

Capelli – che al populismo ha dedicato il recente saggio “Il futuro addosso” – ha prima di tutto definito la dimensione mondiale del fenomeno, che nell’ultimo anno è stato al centro dell’analisi di oltre 60mila libri e saggi politici: “tutti i principali Paesi del mondo, con la sola esclusione della Cina, hanno una direzione populista”.  Naturalmente con molte distinzioni legate alle caratteristiche dei popoli: così per l’Italia si può parlare della coesistenza di due populismi, quello dell’antipolitica e quello per contagio.

Più in generale, per comprenderne le motivazioni e le origini, occorre guardare alle grandi trasformazioni del mondo legate allo sviluppo del capitalismo, coesistenti e tra loro intrecciate. Da una parte una globalizzazione ormai a livello compiuto; dall’altra un’innovazione scientifica e tecnologica sempre più incalzante.

La globalizzazione ha fatto saltare gli accordi internazionali che regolavano le crisi nazionali. A questo punto, per vivere, la democrazia è legata agli Stati nazionali, sempre più indeboliti dalla globalizzazione. A loro volta le tecnologie hanno progressivamente svuotato i corpi intermedi (partiti, sindacati, associazioni).

Ma questa disintermediazione si traduce in maggiore libertà o è solo pseudoliberta?

Per Capelli “il leader si rivolge direttamente al popolo cercando il plebiscito,  sostituendo così la mediazione dei partiti e dei corpi intermedi. Come osservava Freud il popolo molte volte si consegna nelle mani del leader autoritario”.

Il populismo vive soprattutto di scelte politiche ed economiche di attenzione al popolo e all’opinione      pubblica. Ma se la ricetta è così semplice perché non è stata utilizzata da altri prima di questo fenomeno? “Le forze della sinistra progressista – ha osservato Capelli – sono state troppo assorbite nelle spirali neoliberali, soprattutto per un’esaltazione della libertà (dire, fare, conquistare) in una forma individuale e non associata”.

Infine le chiavi per avere la meglio sul populismo: per Capelli  solo con un triplice impegno (nel difendere i diritti, nel rafforzare l’inclusivita’ e nel progettare il futuro) si può confidare in una modalità sostenibile per avere la meglio sul populismo.

Al pubblico questo incontro è piaciuto molto, prova ne sia l’affollarsi al banchetto che vende i libri di Capelli. Nel buffet che, come tradizione, viene offerto dalla cooperativa a chiusura del ciclo di eventi, i commenti sono convintamente entusiasti: Capelli è stato bravo, concreto nelle riflessioni e nelle risposte – una conclusione perfetta per questa edizione degli Incontri di Pensiero.

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