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Adolescenza e privacy: come trovare l’equilibrio giusto

Domanda...

Buongiorno,
sono la madre di Emma, 13 anni. In questo periodo, sarà che siamo tutti a casa insieme, sarà che lei inizia ad essere un po’ più grande, ma facciamo davvero fatica a capirci. In questi giorni poi la vedo sfuggente, io vorrei approfittare di questo tempo per stare insieme ma lei rifiuta ogni mia minima proposta, dal preparare una torta a fare ginnastica insieme. Mi sento frustrata perché ho l’impressione che i miei sforzi non servano a nulla.

... e risposta

Rispondiamo alla mamma di Emma:

Sono davvero tanti e complessi i cambiamenti ed i compiti evolutivi dei giovani sulla soglia della pubertà! Ciò contribuisce a rendere spesso ragazzi/e “disorientanti e disorientanti”, soprattutto all’ingresso di questa fase di crescita, come scrive la psicoterapeuta Sofia Bignamini, che definisce i preadolescenti come “i mutanti”. Il corpo cambia senza chiedere il permesso, c’è la necessità di definire una nuova immagine di sé, si modifica il modo di vivere il rapporto con i coetanei e cresce il bisogno di sganciarsi da alcuni aspetti del rapporto con i genitori.

Con l’ingresso nella preadolescenza cambia il rapporto con i genitori: se nell’infanzia i bisogni emotivi e fisici erano soddisfatti dagli interventi di mamma e papà, oggi Emma, in piena fase preadolescenziale, si confronta con il fatto che dovrà imparare a svolgere da sé quelle funzioni: mantenere una buona immagine di sé, sapersi occupare delle proprie emozioni e sentimenti, avere cura delle proprie relazioni, darsi degli obiettivi, valori e desideri propri e coltivarli… insomma, occuparsi della propria vita.

Gli spazi privati e lontano dagli sguardi di mamma e papà diventano quindi luoghi in cui sperimentarsi, delle palestre per allenarsi ad acquisire quella autonomia psicologica e pratica che ogni adolescente dovrà pian piano acquisire.

La situazione di reclusione che ci si trova a vivere in questa emergenza sanitaria rende tutto ciò più complicato anche per i/le ragazzi/e: costretti a stare h24 in famiglia o comunque in casa; gli spazi privati e intimi sono fortemente ridotti dalla costante presenza in casa di tutti i componenti della famiglia. È vietato incontrare fisicamente i coetanei, se li si incontra online c’è la possibilità che ci sia qualche famigliare accanto o dietro la porta che potrebbe sentire… Tutto il contrario dei nuovi bisogni e movimenti di cui abbiamo appena parlato.

Cresce quindi il bisogno di privacy ed intimità: è molto importante per Emma ed i ragazzi/e della sua età avere spazi mentali e fisici in cui gli altri non possano entrare (in particolare i genitori) e all’interno dei quali crescere e difendere i propri pensieri, sentimenti, passioni, valori e visioni del mondo.

Questo non significa che i genitori debbano starsene sempre in disparte e abbandonare Emma a cavarsela da sola. Sappiamo che la solitudine emotiva, soprattutto in età di sviluppo, è un grande fattore di rischio. Crescere non è abbandonare il legame con i genitori, bensì riuscire a modificarlo insieme. Ciò che i genitori devono riuscire a stabilire è una buona distanza/vicinanza: quella descritta nella favola dei porcospini. Per stare abbastanza bene non possono stare né troppo vicini, perché si spinerebbero, né troppo lontani, perché, non potendo godere del calore della vicinanza reciproca, morirebbero di freddo nelle giornate invernali.

Pertanto, consigliamo alla mamma di Emma di allenarsi a modulare questa distanza/vicinanza con la figlia, giorno per giorno e nei vari momenti della giornata. Per fare ciò dovrà osservarla, cercare di capirla, senza svalutare il suo bisogno di riservatezza e spazi privati. Potrebbe provare, in un momento di tranquillità, a parlarne con lei dicendole che ha l’impressione che sia sfuggente, chiederle come sta vivendo questo periodo e che se fosse in fatica vorrebbe sapere cosa potrebbe fare per farla stare meglio.

Al tempo stesso è importante che ad ogni ragazzo/a, anche in questo periodo di permanenza necessaria in casa, sia garantito uno spazio per la propria privacy ed intimità, magari anche uno spazio “ad ore” per cui si può stabilire che alcuni luoghi della casa possano essere usati a turno, definendo insieme tempi e modi.

Ovviamente non esistono parole magiche, il consiglio che diamo ai genitori che si riconoscono in questa situazione è quello di aprire un dialogo con i/le propri/e figli/e, tenendo a mente il bisogno di spazi individuali ma anche l’importanza dei momenti comuni e costruendo insieme la giusta ricetta per la propria famiglia.

E voi? Quali dubbi state attraversando? Quali riflessioni?

Scriveteci a oasi@ilcalabrone.org

Per approfondire

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Per una consulenza personalizzata, rivolgiti allo sportello d’ascolto del progetto Oasi.

PER CHI HA VOGLIA DI LEGGERE

Condividiamo l’idea di adolescenza come fenomeno che coinvolge tutta la famiglia e non sono il figlio/a; a questo proposito consigliamo due letture:

Ammaniti, La Famiglia Adolescente, Laterza

Bignamini, I mutanti, Solferino

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