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Anteprima Ricerca “Adolescenti e comportamenti a rischio”

Premessa

La fase di sviluppo costituita dall’adolescenza è caratterizzata, tra gli altri, da interrogativi sul proprio futuro e sulle principali dimensioni del vivere: le proprie origini, il nascere, il morire, il senso della vita. Interrogativi che hanno una connotazione “esistenziale” e che si intrecciano con il proprio percorso di crescita.

Il non sapere dove si va è una tratto tipico dell’adolescenza che la rende una stagione della vita caratterizzata, spesso, da una situazione di fragilità:

. Fragilità interna (tipica di un processo evolutivo che porta con sé, oggi per certi versi in modo accelerato, enormi cambiamenti che caratterizzeranno poi l’intera vita)
. Fragilità esterna (società che i questo momento non è in grado di far intravvedere futuro ai giovani)

A partire dall’esperienza sul campo e dal confronto con insegnanti ed operatori che lavorano con giovani ed adolescenti sono emersi alcuni fenomeni che hanno destato la nostra attenzione.


La ricerca

La ricerca Adolescenti e comportamenti a rischio è realizzata nell’ambito del progetto “Principio Attivo” di titolarità del Comune di Brescia, Assessorato Servizi Sociali alla persona la famiglia e la comunità, gestito dalla Cooperativa Il Calabrone.

I dati presentati sono stati raccolti nell’aprile 2015 nelle classi quarte degli Istituti di Istruzione Secondaria di Secondo Grado della città di Brescia attraverso un questionario ad hoc. Rispetto ad alcuni argomenti ci si è rifatti a questionari già esistenti e utilizzati a livello nazionale e/o a test/scale validati.

La finalità della ricerca è quella di indagare i comportamenti a rischio in adolescenza, focalizzandosi su alcune specifiche aree d’indagine:

. Consumo di sostanze legali (tabacco e alcool)
. Consumo di sostanze illegali (cannabis, cocaina, ecstasy)
. Consumo di farmaci con e senza prescrizione medica (ansiolitici, antidepressivi e antidolorifici)
. Comportamenti sessuali a rischio
. Malessere psicologico e aggressività
. Condotte autolesive
. Gioco d’azzardo

L’obiettivo della ricerca è quello di ottenere una fotografia dei suddetti fenomeni e aprire uno spazio d’indagine su alcuni di essi, per i quali non vi sono, in letteratura, molti studi epidemiologici sistematici (gioco d’azzardo e sintomi riconducibili ad ansia, depressione ed aggressività). L’analisi del contesto e dei fenomeni ci permette di restituire informazione sul territorio, condividere significati e progettare nuovi interventi.


Il campione

Il campione della ricerca è costituito da un totale di 423 ragazzi, di cui il 71.4% femmine (302 soggetti) ed il 28.6% maschi (121 soggetti). È evidentemente presente uno sbilanciamento del campione verso il genere femminile, aspetto legato al fatto che le scuole che hanno aderito al progetto di ricerca ospitano un’utenza prevalentemente femminile.

La composizione del campione vede una grande maggioranza di ragazzi nati in Italia (87.9%), ma anche una significativa presenza di ragazzi stranieri (12.1%). La maggior parte dei partecipanti alla ricerca ha un’età compresa tra i 18 (68.1%) ed i 19 anni. Al momento della somministrazione frequentavano tutti la classe quarta degli Istituti di Istruzione Secondaria di Secondo Grado della città di Brescia. Il campione si suddivide sostanzialmente equamente in base alla tipologia di istituto: il 40.2% dei ragazzi proviene da CFP o  Istituti Professionali, il 30.3% da licei ed il restante 29.6% da Istituti Tecnici.


Anteprima

Presentiamo in anteprima i dati relativi a malessere psicologico e aggressività, condotte autolesive.

A breve è prevista una presentazione completa della ricerca alla cittadinanza in modo da restituire a, addetti ai lavori e non, una descrizione dei fenomeni legati al rischio in adolescenza accompagnando i dati alla riflessione e lettura degli stessi.

Malessere psicologico

Aggressività

Relativamente al costrutto dell’aggressività, è stata utilizzata una scala validata (Buss Durkee Hostility Inventory) che permette di evidenziare vari aspetti:

  • agiti aggressivi fisici diretti agli altri
  • agiti aggressivi fisici indiretti rivolti agli oggetti
  • agiti aggressivi di tipo verbale

Dai dati emerge che sia maschi che femmine riportano una maggiore incidenza dell’aggressività fisica diretta verso gli altri rispetto a quella indiretta rivolta agli oggetti e quella di tipo verbale.

Il 39,2% del campione maschile ed il 32,2% di quello femminile, infatti, sostiene di aver avuto scontri fisici diretti con chi li provoca, mentre percentuali lievemente inferiori riportano agiti aggressivi o distruttivi verso gli oggetti (34,7% delle femmine e 23,9% dei maschi) o di rivolgersi verbalmente agli altri con aggressività (14% delle femmine e 25,8 dei maschi).

Ansia

Per quanto riguarda l’ansia, l’indagine si è svolta tramite la somministrazione di una scala validata (STAI-Y) che evidenzia il costrutto dell’ansia all’interno della modalità di sentirsi abitualmente delle persone.

Dall’analisi dei risultati ottenuti, è emerso che una percentuale decisamente importante di studenti porta con sé livelli significativi di ansia (74,9% del campione totale). In particolare, livelli significativi si riscontrano nel 79,5% del campione femminile e nel 63,6% di quello maschile.

Condotte autolesive

Per indagare l’area delle condotte autolesive, sono state poste ai ragazzi alcune domande specifiche. In particolare è stato chiesto loro se hanno mai avuto pensieri di farsi del male, se hanno mai pensato a come concretamente farsi del male, se hanno mai tentato di farsi del male e se hanno mai intenzionalmente apportato tagli al proprio corpo.

Dalle risposte emerge, relativamente all’aspetto dell’ideazione legata alle condotte autolesive, come il 36,9% dei ragazzi abbia pensato di farsi del male almeno una volta nella vita, e che il 21,3% ha pensato concretamente e più nello specifico a che tipo di azioni agire a tale scopo.

Il 20,8% dei giovani intervistati ha riportato di aver concretamente tentato di farsi del male, utilizzando varie modalità. Alla domanda specifica riguardo l’aver apportato deliberatamente tagli al proprio corpo senza l’intenzione di uccidersi, il 12,1% dei ragazzi ha risposto affermativamente, dichiarando di aver agito tale comportamento almeno una volta nella vita.


Alcune conclusioni

Malessere psicologico

In generale rispetto alle varie sottoscale indagate si sono riscontrati livelli di aggressività importanti sul totale del campione indagato. Circa 3 giovani su 10 riportano di agire fisicamente la propria aggressività verso gli altri e le cose, mentre 2 su 10 sostengono di agirla in termini verbali. Presentiamo ora le principali correlazioni emerse con le varie sottoscale.

Aggressività verbale
è maggiormente presente nel genere femminile. Emerge anche una correlazione positiva tra l’aggressività verbale e le condotte di binge drinking, suggerendo che chi riporta livelli significativi di aggressività fa maggiormente uso di alcol.

Aggressività diretta
è emersa anche una correlazione tra gli agiti di aggressività diretta rivolta a sé e gli altri ed il consumo di bevande alcoliche (inteso sia come consumo nella vita e negli ultimi 30 giorni sia come ubriacatura). La stessa sembrerebbe legata ad alcuni aspetti autolesivi quali pensieri e tentativi concreti di farsi del male (p<.01); in questo caso, tuttavia, la correlazione è negativa, suggerendo che chi riporta dei livelli significativi di aggressività espressa tendenzialmente non riporta condotte autolesive.

Aggressività indiretta
sembra correlata negativamente con gli items relativi agli aspetti autolesivi e con i rapporti sessuali non protetti.

L’analisi dei dati relativi al costrutto dell’Ansia di Tratto (ossia l’ansia che fa parte di noi e non dipende dalle circostanze in cui ci troviamo) lascia emergere percentuali molto elevate di ragazzi ansiosi, in particolare nel campione femminile. Circa un ragazzo su 3 ed una ragazza su 3 rispondono alle domande predisposte mostrando livelli significativi di ansia. Tali elevati punteggi sulla scala sembrano essere significativamente correlati con l’aggressività indiretta. Emerge anche un collegamento tra significativi livelli di ansia ed il fatto di avere familiari conviventi con agiti aggressivi.

Condotte autolesive

L’ideazione autolesiva sembra essere maggiormente legata al genere femminile. I pensieri autolesivi e la tendenza ad effettuare tagli sul proprio corpo  risultano legati anche alla presenza nei ragazzi di elevati livelli di ansia.

È stata indagata anche la percezione che i ragazzi intervistati hanno sulla possibilità che qualcuno o qualcosa possa aiutarli a non mettere in atto condotte autolesive (sostegno sociale). Il 66,2% del campione sostiene che esiste una possibilità di sostegno e il 55,10% tra questi, dichiara che tale possibilità risieda nella famiglia e negli amici. Dall’esperienza maturata con gli sportelli d’ascolto del progetto Principio attivo e nell’attività clinica nei nostri servizi, la percezione di sostegno sociale rappresenta un fattore protettivo rispetto a questo  tipo di condotte e pertanto dev’essere uno degli elementi da tenere in considerazione per l’eventuale strutturazione di interventi sul tema.

In generale i dati emersi evidenziano la forte diffusione tra i ragazzi delle condotte autolesive e delle ideazioni ad esse legate. Oltretutto rispetto a questo tema i ragazzi sono esposti sia nelle relazioni sociali che sui social network, mentre per il mondo adulto è difficile rendersi conto della reale portata del fenomeno anche per la scarsità di dati di ricerca.

Questa ricerca non ha  l’intento di creare allarme sociale rispetto al tema, ma rivolgendosi in  primis ad insegnanti ed operatori che lavorano sul tema ha l’intento di stimolare una presa di coscienza della reale portata del fenomeno e della necessità di predisporre delle risposte adeguate ai bisogni dei ragazzi.


Rassegna stampa

Generazione Ansia. Quei tagli sul corpo mostrano il disagio degli adolescenti –  Giornale di Brescia di Sabato 14 novembre 2015

Il disagio oscuro degli adolescentiCorriere della Sera Brescia di Domenica 15 novembre 2015

C’è troppa ansia tra i giovani e uno su tre pensa all’autolesionismoCorriere della Sera di Sabato 14 novembre 2015

 

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