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Baobab: la selezione come va?

Com’è la selezione dei nuovi baobab? È una domanda che dall’apertura del bando mi sono sentita rivolgere spesso dai colleghi e dalle persone che conoscono il progetto. Ho pensato di partire da qui per raccontarvi di come Elena, Habibou e Simone siano stati scelti per unirsi ad Agnese e Beatrice all’interno del progetto “Casa Baobab”.

Le prime parole che mi vengono in mente sono ignoto, interesse, attesa, storie nuove, aspirazioni, curiosità, motivazioni, bellezza, creatività, impegno, desideri… e potrei andare avanti ancora! Ne ho scelte tre, un po’ per non tediarvi, un po’ perché sono quelle che mi sembravano raccontare meglio quello che vive chi si occupa della selezione e che, forse, accomuna chi sta al di qua e chi sta al di là della scrivania più di quanto si pensi.

ATTESA

Si pensa che sia solo chi fa domanda a stare in uno stato di “attesa”, in realtà questo sentimento caratterizza prima ancora chi si occupa del progetto. Perché attendere non è solo una questione di tempo: attendere, attender-si, significa aspettarsi qualcosa, iniziare ad immaginare, a fantasticare, a desiderare… Il sentimento dell’attesa mette il seme già durante le riflessioni che emergono alla stesura del bando e accompagna tutta la fase di selezione fino (finalmente!) all’ingresso dei nuovi ragazzi.

BELLEZZA

A cercare sul dizionario questa parola si trova: “qualità di ciò che appare o è ritenuto bello ai sensi e all’anima”. Ecco in che modo parlo di bellezza.
Perché i ragazzi che fanno richiesta per casa Baobab SONO BELLI, sono belli nel loro modi di presentarsi, di offrire sé stessi nel colloquio in maniera sincera, onesta, pulita, sono belli quando raccontano perché hanno scelto di partecipare alla selezione, quando spiegano cosa li incuriosisca, quali desideri e quali aspettative hanno su questa esperienza. È la bellezza di chi sogna qualcosa che non conosce bene ma osa farlo…
[A questo proposito aggiungo una parola (tanto non è italiano quindi non conta) ATREVERSE.
È il verbo che uno spagnolo utilizzerebbe in questa situazione: colui che “se atreve” è colui che ha il coraggio sufficiente per fare qualcosa, nonostante questo qualcosa comporti rischi, paure, incertezza. Io credo che sia un ottimo modo di descrivere quello che provano i ragazzi ma anche che si prova a dover scegliere sulla base di un colloquio, di qualche pennellata di una persona, sapendo di star proponendo un’esperienza ricchissima ma anche complessa e impegnativa.

CURIOSITÀ

Ho un appuntamento con D.
“Come sarà? Dalla telefonata mi sembrava simpatico… anche quello che ha scritto nella lettera motivazionale mi sembra valido… chissà come si presenterà…”
Vivo la conoscenza con ogni persona che si candida con la voglia di scoprire chi si cela dietro a quella mail, dietro al curriculum allegato e alla lettera di motivazione. E ogni volta mi stupisco di quante cose possano emergere in un incontro, di quante esperienze diverse le persone possano portare. Credo che in quel colloquio si incontrino due curiosità, la mia e quella di chi mi sta di fronte, che vuole capire meglio, che fa domande, che cerca di immaginare… ci guardiamo con la voglia di conoscere.

 

Ma torniamo a noi, ai nuovi Baobab… sono Elena, Habibou e Simone, li potete conoscere a partire dal 6 ottobre. Che altro dire? Nulla, lascio che anche voi sperimentiate l’attesa, facciate crescere la curiosità e, una volta arrivati, osserviate la bellezza.

Elisa

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