Storia

don PieroEra il 1981 quando al Villaggio Prealpino, in un prefabbricato di proprietà del Comune di Brescia, arrivò il primo ospite di una comunità appena costituita.

Partiva così l’avventura del Calabrone: all’insegna di fiducia, speranza ed incoscienza, don Piero Verzeletti ed un gruppo di persone sensibili ai problemi del disagio e dell’emarginazione giovanile, realizzando un sogno inseguito da anni, davano vita ad una esperienza rivolta a persone tossicodipendenti attraverso l’accoglienza in comunità.

I fondatori della cooperativa intendevano offrire un supporto ai giovani in difficoltà, perché potessero rendersi capaci di rapportarsi positivamente a sé ed agli altri, capaci di fare scelte consapevoli ed autonome.

Questa aspirazione è stata tradotta nel nome e nel motto adottati dalla cooperativa: “secondo i più eminenti scienziati il calabrone non può volare perché il peso del suo corpo è sproporzionato alla portata delle sue ali.  Ma il calabrone non lo sa  e vola”.

Ciò che da allora ha orientato l’impegno e le scelte della cooperativa è stata l’attenzione alla persona ed all’accoglienza dei suoi bisogni, delle sue possibilità e delle sue povertà.

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