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Ho bisogno di vivere la mia vita… on-life

Domanda...

Siamo i genitori Davide, sportivo e vivace ragazzo di 11 anni.  Da quando è cominciato l’isolamento e ha smesso di andare a scuola e agli allenamenti di basket, trascorre la maggior parte del suo tempo libero tra videogiochi e telefono, contravvenendo alle regole che faticosamente abbiamo concordato. Ogni volta che richiamiamo quelle regole comincia una discussione infinita contesti online che si conclude quando Davide chiude la porta della sua stanza dicendoci che non lo capiamo! Ci sembrano così strane queste discussioni: dopo aver stabilito insieme quanto tempo potesse stare online, con Davide non abbiamo quasi mai discusso a questo proposito. Siamo confusi e ci stiamo chiedendo quanto dovremmo continuare a richiamare le regole, se e quanto controllare i messaggi che si scambia con gli amici oppure se… ha ragione lui e siamo noi a non capire! 

... e risposta

Come adulti stiamo cercando di “mantenere una certa normalità” o di trovare una “nuova normalità” nonostante le regole e le distanze imposte da questa emergenza sanitaria, continuando a lavorare e ad occuparci dei nostri impegni e delle nostre relazioni.

Ma a ben pensarci… non c’è niente di “normale” in un preadolescente che sta in casa tutto il giorno vedendo solo i propri genitori, senza incontrare gli amici, senza poter uscire ed andare ad esplorare, scoprire e sperimentare sé nel rapporto con gli altri ed il mondo.  In questo momento della crescita il confronto con i pari ed il tempo trascorso con loro grande importanza per lo sviluppo personale.

Infatti è in questa fase che ragazzi e ragazze prendono le distanze da alcuni aspetti del rapporto con i genitori e aumenta l’importanza de assume i rapporti amicali e sentimentali; ciò serve anche a trovare un’immagine di sé personalizzata, una propria d’identità.

 

Agli adulti a volte sembra che gli adolescenti non facciano altro che perdere tempo: quante volte i genitori si chiedono “come fanno a parlare e messaggiare al cellulare per ore? E poi, di cosa parlano? E sono davvero importanti le cose di cui parlano?”. Ciò che non è visibile è che attraverso le relazioni con i coetanei i ragazzi cercano confronto e rispecchiamento, cercano conferme dell’identità che stanno costruendo: autostima, considerazione di sé, atteggiamenti apprezzati nelle relazioni, successo e riconoscimento positivo sono gli elementi che ogni ragazzo/a osserva, allena e verifica nelle relazioni.

Il gruppo dei coetanei è proprio una palestra di relazione, in cui confrontare e mischiare le modalità apprese in famiglia con modalità nuove, quelle veicolate dal gruppo di amici di pari età, interessi e progetti. In questo clima di condivisione, infatti, i ragazzi sentono uno spazio che li accoglie e li accetta e questo permette loro di mettersi in gioco con meno rischi. Il rapporto con l’amico del cuore e con il gruppo, con l’ingresso in preadolescenza ed adolescenza, assumono funzioni e caratteristiche nuove; l’amico del cuore diviene spesso il confidente principale, colui che fornisce calore, conforto, confronto, su certi argomenti talvolta proprio in alternativa ai genitori. Il gruppo diviene spesso l’arena cui fare riferimento rispetto ad atteggiamenti, look, modalità di porsi con gli amici e con gli adulti.

Tutto ciò per ragazzi/e si svolge sia nei contesti di vita concreti quali scuola, attività sportive e ricreative, incontri informali con gli amici, sia nei mediati dalle varie forme tecnologiche, quali videogiochi, chat e social vari.

Per un adolescente, abituato da sempre all’interazione tra mondo “reale” e mondo virtuale, è scontato ed urgente il bisogno di stare connessi. Anche in tempi diversi da quello dell’emergenza sanitaria, internet si configura come un luogo in cui i ragazzi lavorano sulla rappresentazione di sé. Questo spazio non è alternativo a quelle abitato da persone in carne ed ossa (il nucleo familiare, il gruppo dei pari, la scuola…) ma ne è un’estensione che contribuisce alla crescita individuale e sociale.

Per ragazzi/e non esiste una vita “reale” nettamente distinta da una vita virtuale, bensì “reale” e virtuale si intrecciano e si completano a vicenda. Il filosofo Luciano Floridi chiama questa nuova modalità di vita “onlife”: una contrazione di “online” ed “offline” che sta ad indicare proprio la continuità tra reale e virtuale.

Matteo Lancini, importante esperto di psicologia dell’adolescenza, afferma che i nativi digitali utilizzano la tecnologia fisiologicamente, come mezzo per relazionarsi con gli altri ed il mondo. Egli spiega che le relazioni e le attività online, attraverso lo smartphone ma anche tramite i videogiochi, vanno intese come forma comunicativa ed espressiva della persona. I ragazzi proseguono infatti il loro processo di crescita e di risposta a bisogni evolutivi caratteristici anche attraverso gli intensi scambi di messaggi, la costruzione dell’immagine di sé sperimentandosi con foto e video sui social network, la sfida agli amici in videogiochi online.

Possiamo immaginare che Davide, avendo “perso” lo spazio degli allenamenti di basket e avendo interrotto la relazione quotidiana con i compagni di scuola, stia utilizzando con maggiore intensità tutti i canali online e tecnologici a sua disposizione per riprendere discorsi e condividere pensieri e ritrovare la sensazione di essere in gruppo. Tutto quello che non si può fare dal vivo si trasferisce nei telefoni, sui pc, dentro i videogiochi.

Quello che ci sentiamo di suggerire ai genitori di Davide è di ripensare agli accordi presi prima dell’inizio dell’isolamento, che forse adesso sono poco compatibili con il bisogno di un adolescente di mantenere il confronto e di sentirsi parte di un gruppo anche senza poterlo incontrare fisicamente. Si possono tenere in sospeso le vecchie regole, che potranno essere riprese una volta terminato l’isolamento, e trovarne ora insieme di nuove, più vicine ai bisogni di Davide oggi. Anche per quel che riguarda la possibilità di leggere i messaggi che Davide si scambia con gli amici ci sentiamo di suggerire di concordare con lui le modalità e i tempi, in modo che non sia vissuto come un tradimento, un’intrusione indebita o come qualcosa fatto di nascosto dai genitori, ma piuttosto qualcosa di cui si possa parlare insieme.

Per approfondire

PER CHI HA VOGLIA DI LEGGERE

Lancini, Adolescenti navigati: come sostenere la crescita dei nativi digitali, Erickson

Ammaniti, Adolescenti senza tempo, Raffaello Cortina

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