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I primi mesi alla Casa di Tre Bottoni

I primi mesi

“Il temporale continuava. E ogni tanto qualcuno bussava alla porticina, in cerca di riparo, e Tre Bottoni lo faceva entrare”

La Casa di Tre Bottoni ha aperto la porta a cinque persone dalla sua apertura, tre donne e due uomini. Persone che hanno storie diverse, età diverse e necessità diverse, ma che condividono una situazione di difficoltà transitoria. C’è chi ha perso l’impiego e, a causa dell’età avanzata, non riesce a reinserirsi sul mercato del lavoro. C’è chi desidera sperimentare l’indipendenza dalla famiglia, cercando lavoro, imparando a gestire i proprio spazi, progettando un’esperienza di Servizio Civile all’Estero. C’è chi proviene da una Comunità e, pur avendo un lavoro, deve costruirsi una rete sociale.

Quando si entra nella Casa di Tre Bottoni si segue un percorso personalizzato proposto dagli educatori, che costruiscono insieme agli Inquilini un progetto con obiettivi, tempi e azioni. Il territorio dedicare attenzioni alla Casa e fin dall’inizio si è creata molta curiosità attorno al progetto: sono state avanzate richieste dai Servizi Sociali, dagli SMI, dalla Caritas, dall’Informagiovani, ma anche tramite autocandidatura. La gestione della Casa avviene in autonomia, si pulisce e si cucina in alternanza. Gli Inquilini hanno diversi orari di vita e non sempre si incontrano, ma vengono organizzati momenti di comunione, anche molto semplici, come una cena tutti insieme.

La tipologia abitativa permette di stimolare l’autonomia delle persone, ma si percepisce dall’atmosfera della Casa che gli inquilini hanno la possibilità di confrontarsi con altri. C’è sempre qualcuno che toglie la polvere della solitudine, ma gli Inquilini non vengono sostituiti dagli educatori nelle scelte e sono consapevoli che il loro passato non è vincolante. 

Entrare nella Casa di Tre Bottoni è recepito dagli Inquilini come una possibilità di riscatto.

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