La Cooperativa Il Calabrone
Don Piero Verzelletti
nato il 13 gennaio 1932
…"a Bornato
di Cazzago S:Martino"...
primi anni di vita …
… "la mia è stata una fanciullezza serena dentro
la povertà dura, anche perché a dieci anni ho perso il papà
e in famiglia eravamo in sette però avevamo una madre
attenta e dedita a noi.
E' stata dura inquegli anni anche perché nel frattempo
era scoppiata la guerra "…
primi anni di scuola …
… "ho frequentato la scuola elementare più del dovuto,
in particolare la quinta classe, perché serviva per imparare
qualcosa in più anziché stare a bighellonare per le strade.
Amavo la musica, il teatro,lo sport e tutte quelle attività
che permettevano a una persona, anche a un ragazzo,
di trovare delle compensazioni alle frustrazioni incombenti"…
la vocazione al sacerdozio …
… "facevo il chierichetto e negli anni della fanciullezza
è cresciuta questa idea di farmi prete in termini molto aleatori.
Poi è morto un papà, c'è stata la guerra e fino al 1945 non
se ne è più parlato. Però ho sempre coltivato l'interesse
alle cose della vita religiosa, con un sottofondo monacale.
Mi attirava l'accostamento alla Parola di Dio in profondità,
una vocazione che diventa sempre più forte ora che l'età
riduce gli impegni.
Ho fatto questo collegamento all'infanzia perché
è un'esigenza che mi ha sempre affascinato e mi ha
accompagnato per tutta la vita"…
l'entrata in seminario nel 1945 …
…"riconosciuto unanimemente bravo nel mio paese
quando sono entrato in seminario ho dovuto fare i conti
con chi era più bravo di me e i primi anni sono
stati abbastanza duri"…
sacerdote nel 1959 … poi …
…"sono stato ordinato sacerdote nel febbraio 1959"
…"a quel tempo ero già vicerettore del seminario minore
e dal '59 al '72 ho fatto l'educatore nell'ambito del seminario
vescovile"… "ma un'esperienza casuale, un' impegno con
la scuola aziendale della Sant'Eustachio, in quei tempi una
delle fabbriche più importanti di Brescia, mi ha stimolato
verso altre strade"…
il sessant'otto …
…"eravamo negli ultimi anni sessanta, sindacalmente
molto caldi; eravamo nel periodo post-conciliare quando
nella Chiesa c'erano molti fermenti e personalmente mi sentivo
attratto dalla spiritualità dei preti operai in Francia.
E' nata in me una spinta molto forte in quella direzione con
un'idea di fondo che potrei riassumere così: gli studi, la
spiritualità,l'attività pastorale erano connotati da quella che
potremmo chiamare una filosofia dell'uomo. Ma io facevo fatica
a capire chi è l'uomo, che cosa fa, come vive. Da qui la decisione
di andare in fabbrica non per fare un'esperienza bensì una
scelta di vita: andare a condividerela vita delle persone
nell'ambiente di lavoro, che in quei tempi era connotato
da condizioni di grande disagio.
Era la scelta di una condivisione concreta supportata da una
riflessione sul senso del mistero dell'Incarnazione"…"dal momento
in cui avevo deciso di andare in fabbrica, nel 1968, al momento
in cui ci sono entrato di fatto, nel 1972, sono passati cinque anni,
nell'attesa che fosse il Vescovo a mandarmi perché volevo
camminare nella Chiesa e per la Chiesa"…
prete operaio, 2 gennaio 1972 …
…"non era una scelta eroica, semplicemente rispondeva
al bisogno della persona di entrare nell'impasto quotidiano
perché un conto è incontrare l'uomo in fabbrica e un altro
incontrarlo in famiglia.
E' sempre lo stesso uomo ma le condizioni, i pensieri,
il linguaggio, i sentimenti, le vicende che si manifestano sono altri.
Questo calarmi dentro mi ha stimolato a leggere il Vangelo con uno
spirito diverso e tutto ciò mi ha fatto vivere dei periodi di difficoltà.
E' stata un'esperienza molto radicale dal punto di vista della fede
perché eri costretto a mettere in discussione tutto"…
"la volontà di coniugare la condivisione con l'incarnazione
ti porta a scoprire che l'amore ha sempre bisogno di un volto,
a partire da quello di Gesù Cristo.
Se Dio stesso per parlare con l'uomo si è fatto uomo vuol dire
che l'azione dell'amore genuino passa attraversola relazione
con i volti delle altre persone con le quali stabilisci un rapporto
fondato sulla gratuità…quindi la fede diventa nuda"…
il lavoro …
…"lavoravo in una acciaieria a Nave, praticamente collegato
al gruppo dei muratori … facevo l'orario normale, solo raramente i
turni"…"all'inizio c'era curiosità sia nei datori di lavoro che nei colleghi …
poi poco a poco ogni tassello è andato al suo posto"...
…"se vai in fabbrica per condividere e per capire l'esperienza
degli operai, non puoi sottrarti all'impegno sindacale soprattutto
per sostenere tutte quelle iniziative che tendono a favorire una
migliore qualità della vita in fabbrica e la difesa dei diritti elementari
di chi lavora"…"ho visto crescere intorno a me stima e rispetto
.…anche se non sono mancate le bacchettate, dall'alto e dal basso.
Tuttavia anche nei momenti più duri non ho mai vissuto rapporti di
contrapposizione ma semplicemente di confronto su opinioni e scelte
diverse"…"stando accanto alle persone imparti un sacco di cose
sui loro problemi, le loro attese, le loro risorse. E la prima esigenza
che cogli nelle persone è quella di essere considerate tali,
prima ancora dei loro problemi"…
chiusura dello stabilimento, 1986 …
…"in fabbrica ci sono rimasto, con alterne vicende,
per 15 anni…poi è subentrata una crisi di settore che ha
portato alla chiusura dello stabilimento
...era il 1986, avevo 55 anni e avevo la strada chiusa
sul mercato del lavoro"…
ma, già dal 1981 …
…"nel frattempo, a cominciare dal 1981, con un gruppo
di amici, rispondendo anche alle sollecitazioni di colleghi operai
che avevano problemi con i figli, ci occupavamo del fenomeno
della tossicodipendenza che allora stava emergendo in maniera
esplosiva"…"ci rendevamo conto che era necessario fare qualcosa
in più e nel 1981 abbiamo dato vita a una cooperativa"…
il passaggio dalla fabbrica al Calabrone …
…"ho sempre vissuto con i giovani
…mi tengono sveglio…inoltre Il Calabrone mi ha permesso
di sviluppare la mia propensione a lavorare con le persone"…
il Calabrone …
…"siamo partiti quasi dal nulla e non sono mancate le difficoltà,
anche perché non essendo riconosciuti ufficialmente non avevamo
sussidi di alcun genere"…"in seguito il sindaco Trebeschi ci ha dato
in affitto i locali di una scuola prefabbricata al Villaggio Prealpino"
…"il periodo pionieristico è durato comunque fino al 1986-87.
Poi alla fine degli anni ottanta e all'inizio dei novanta c'è stata
l'esplosione dell'infezione da Hiv …sono stati anni durissimi"…
"ho contato 46 funerali , giovani da 20 ai 35 anni… era drammatico
il tentativo di far passare messaggi, vivere, sostenere, accompagnare
alla morte"...…"da una parte c'era la sofferenza appunto dell'impotenza,
ma nel profondo l'abbandono a Dio è la via che porta alla liberazione.
Passata la bufera, il Calabrone si è alzato da terra e ha fatto i suoi
piccoli voli verso altri traguardi...ha tentato di dare risposte nuove
a nuovi bisogni...abbiamo raccolto quelli che venivano dalla strada
o che incontravamo sulla nostra strada e nello stesso tempo abbiamo
prestato attenzione e aiuto ai loro genitori…nella seconda fase
abbiamo creato a Castegnato una nuova comunità per ospitare
quelli che hanno fatto una parte del cammino per distinguerli
dai nuovi arrivati…è nata la necessità di sperimentare nuove
esperienze e sono nati il centro d'ascolto di Via San Rocchino
e il progetto strada, la prevenzione nelle scuole e nei quartieri.
Infine abbiamo affrontato il problema dell'inserimento lavorativo
che viene curato da due cooperative la Cerro Torre e la Campianelli.
Infine è nata e cresciuta l'associazione Amici del Calabrone"…
quel sottofondo monacale e le diverse esperienze …
…"si collegano nel fatto di essere nella misura maggiore possibile
un uomo trasparente, nel nome di una onestà che va riempita dalla
grande attrazione di Dio"..."è il sentirmi un uomo che dice relazione
con Gesù Cristo, nel nome del quale fai tante cose non per inseguire
traguardi personali ma per rispondere a una sua chiamata"…
..."la mia vita non è stata né un crescendo né un calando"
…"mi sono immerso nella realtà della fabbrica o in quella della
tossicodipendenza per essere, lo dico senza alcuna enfasi,
il servo delle persone e dei loro bisogni".
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