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Casa Baobab

    I ragazzi di casa Baobab si raccontano

     

    Un’esperienza di vicinato e condivisione, di servizio e volontariato:  il racconto di Chiara, Dorotea, Sofia, Francesca e Nicola, 5 ragazzi che abitano in un appartamento messo a disposizione da Il Calabrone in Viale Duca degli Abruzzi.

    In Africa il baobab è l’albero intorno al quale la gente del villaggio si riunisce. Casa Baobab, ovviamente, non ha l’ambizione di riunire tutti intorno a sé (anche perché non ci starebbero), ma la scelta del nome deriva dal desiderio di diventare un punto di ritrovo e di incontro.

    Ma cominciamo col dire chi siamo: siamo “semplicemente” cinque ragazzi che vivono insieme, condividendo la casa e soprattutto momenti di vita.

    Il tutto è nato dall’idea di fare qualcosa di bello per aiutarsi ancora a crescere dopo che il gruppo di volontariato di cui facevamo parte si è sciolto per vari motivi. La speranza che ci ha spinti a cercare un luogo dove abitare insieme è stata quella di riuscire a crescere attraverso una vita semplice, aperta all’altro e al buon vicinato.

    Casa Baobab

    All’inizio di questa convivenza il desiderio era quello di diventare un punto di appoggio per i vari gruppi di volontariato di cui facciamo parte, di essere una casa il più possibile aperta e capace di accogliere amici, “congruppini”, conoscenti anche solo per una semplice chiacchierata o per un piatto di pasta al volo.

    Dopo quasi un anno passato nella grande casa di legno, tante sono state le persone che hanno bussato alla nostra porta (anche perché il campanello fino a pochi giorni fa era rotto… Ora funziona!), ma non sempre è stato facile aprirla per far entrare le esigenze dell’altro, i problemi, i momenti di solitudine, le crisi amorose.

    A volte, forse, avremmo preferito continuare a studiare per l’esame della settimana dopo, finire di pulire o andare a fare un pisolino.

    Nonostante le normali fatiche, però, è davvero arricchente e prezioso il rapporto che si è creato con chi viene a trovarci. A volte sono i ragazzi della comunità del Calabrone, altre volte un giovane della Rete, altre ancora vecchi amici o i ragazzi minori stranieri della comunità Bukra.

    Ci accorgiamo di essere molto fortunati ad avere l’opportunità di vivere circondati da queste varie realtà con cui è bello costruire relazioni basate su uno scambio reciproco di esperienze, importante ed arricchente.

    Anche tra noi conviventi si prova a costruire qualcosa insieme, a progettare, condividendo fatiche, speranze, sogni e confrontandoci su ciò che ognuno di noi vive.

    C’è un tempo per ogni cosa. Un tempo per essere cullati tra le braccia della mamma, un tempo per imparare a scrivere e a leggere tutte le scritte in strada. Poi c’è il tempo delle domande e delle risposte. Poi c’è il tempo delle domande che non vogliono risposte. Poi c’è il tempo delle risposte senza domande. E poi ti accorgi di essere cresciuto con tante domande e tante risposte che ti stuzzicano, ma non si trovano mai. E intanto la tua voce rimbomba e ti chiedi se sei solo. E la risposta non c’è. Ecco il tempo per cercare gli altri, cercare qualcuno con cui fare un pezzo di strada. Qualcuno a cui aprire il cuore, anche se non sarà per sempre.

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