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La storia della Casa di Tre Bottoni

Questa è la storia della Casa di Tre Bottoni, una storia la cui trama è stata tessuta con la forza delle relazioni, con il desiderio di fare per gli altri, con il potere dell’accoglienza e un pizzico di casualità (che non guasta mai).

Siamo nel 2013 quando un volontario di Emergenza Freddo – e collaboratore in pensione del Gruppo Azimut, Angelo Abrami – racconta a Piero Zanelli di uno spazio in disuso all’interno della Parrocchia di Santa Giovanna Antida (Torricella), informazione che si sedimenta in Piero che, nel frattempo, ha iniziato una collaborazione proprio con Fondazione Azimut.


Fondazione Azimut in quegli anni erogava buoni spesa ai soggetti segnalati dai collaboratori delle società del Gruppo, persone in situazioni di disagio economico e sociale. Paolo Sandri, Wealth Manager del Gruppo e  figura chiave di questa storia, chiede aiuto a Piero per individuare le famiglie e le persone in difficoltà a cui dare i buoni spesa. Ogni mese vengono aiutate circa 30 famiglie e tra i due si consolida sempre di più il legame di fiducia.

Quando Fondazione Azimut decide di iniziare a sostenere dei progetti, sempre dedicati all’area del disagio economico e sociale, ma più strutturati, a Piero torna in mente quello spazio in disuso della Parrocchia della Torricella. Con l’aiuto di Angelo Abrami, Piero coinvolge Don Gianluca Gerbino, parroco di Santa Giovanna Antida e con il suo aiuto stende il progetto da presentare a Fondazione Azimut.

Nasce così Accogliere in Territorio, il progetto della Casa di Tre Bottoni, totalmente ristrutturata grazie al finanziamento di Fondazione Azimut, pronta ad accogliere e a farsi risorsa per il Territorio.

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