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L’ambigua ed “ingannevole familiarità” con il fenomeno GAP

La nostra società induce dipendenze, sia positive che negative. È difficile stabilire quali siano le dipendenze sane da quelle patologiche; anche perché bisognerebbe riflettere se esistano oggetti o comportamenti che potenzialmente non inducano dipendenza. Probabilmente no, tutti gli oggetti e i comportamenti possono diventare focus di una dipendenza in quanto la dipendenza riguarda l’uomo nel rapporto con le sue attività.

Il sistema dei mass-media, e di conseguenza quello della pubblicità potrebbe rappresentare uno dei fattori sociali che favorisce lo sviluppo di dipendenze patologiche quali il GAP. I mass media, per la loro stessa struttura comunicativa, influenzano la percezione della realtà e la cultura, proponendo modelli e stili di vita che agiscono prepotentemente sulla desiderabilità sociale. Nell’attuale era digitale i mass media cambiano i connotati classici della comunicazione e stravolgono le modalità comunicative stimolando ed instaurendo la famosa rivoluzione digitale, cosi come viene definita dal suo padre Steve Jobs.

La ricerca di emozioni, SENSATION SEEKING, e l’Ambiguità, ossia l’ambivalenza affettiva, altro concetto cardine e patognomonico di una dipendenza, sono caratteristiche ESALTATE dalla tecnologia prendendo le connotazioni delle peculiari caratteristiche dell’uomo postmoderno nell’era digitale.

Per quanto riguarda la problematica della dipendenza d’azzardo, negli ultimi anni abbiamo potuto assistere ad un proliferarsi di sale da gioco, di slot machine all’interno di bar e tabaccherie, oppure di distributori automatici di biglietti della lotteria o “gratta e vinci” in supermercati e centri commerciali. Sembra che non si possa uscire di casa senza trovarsi in qualche modo a contatto con una di queste “opportunità” di gioco.

Il gioco, può rappresentare una problematica percepita diversamente rispetto alle altre forme di dipendenza (quelle da sostanze psicoattive), perché diversa è la rappresentazione sociale che si accompagna ad esso Diversi studi hanno dimostrato come il rapporto tra GAP e pubblicità possa essere portatore di messaggi quantomeno ambigui. Infatti l’immagine che spesso viene trasmessa nelle pubblicità è palesemente positiva, attraente e fa riferimento a valori da tutti, per lo più, ricercati e desiderati come ricchezza, benessere, successo interpersonale, tutti aspetti che possono favorire il comportamento del giocare Il ruolo della pubblicità, che deve essere contestualizzato all’interno di una più ampia correlazione tra aspetti psicologici, biologici e socio-culturali, deve essere comunque considerato un importante fattore di rischio per lo svilupparsi di una dipendenza patologica in particolare in quei soggetti della popolazione che potremmo definire “deboli” in quanto più suscettibili riguardo a queste tematiche (si pensi agli adolescenti).

Per quanto il ruolo della pubblicità possa presentare alcuni aspetti di ambiguità e criticità rispetto alla ricaduta del suo messaggio, ciò non può giustificare una posizione così fortemente censoria da richiedere il bandire di tali pubblicità, soprattutto in una cultura come la nostra e con l’importanza all’interno dell’economia nazionale. Non si può d’altro canto ignorare la richiesta di tutelare bambini e giovani da un possibile condizionamento nel rapporto futuro (e presente) con il GAP, senza dimenticare quei soggetti che vivono in condizioni di disagio psichico e per le quali i messaggi pubblicitari ambigui potrebbero assumere un eccessivo valore simbolico. Attualmente anche la neuropsicologia ha dimostrato che l’uso della tecnologia digitale nelle sue molteplici forme non è neutro. A seconda di come avviene può aiutare il soggetto a sviluppare competenze protettive o a rischio per i vari aspetti della salute.

È quindi evidente come un ruolo centrale venga ad assumerlo l’educazione dei più giovani ad un corretto approccio di pensiero “critico” alle problematiche in oggetto ed alle possibilità potenzialmente dannose che vengono offerte dai messaggi pubblicitari. Sono proprio questi, che con la loro diffusione (insieme alla crescente disponibilità e tolleranza di attività legate al gioco) hanno senza dubbio contribuito a diffondere la percezione che tali comportamenti siano prevalentemente innocui e piacevoli. È dunque importante che in ambito preventivo e di promozione dell’agio e del benessere, gli adulti significativi svolgano un ruolo educativo di supporto e guida nel processo di crescita e maturazione dei giovani aiutandoli ad acquisire competenze e a rinforzare le abilità di vita (life skills) basate sui network cerebrocorticali deputati al controllo degli impulsi e alla educazione alla gestione delle emozioni. Perchè le emozioni hanno un ruolo fondamentale e critico sul funzionamento della mente.

Gli operatori che lavorano nell’ambito della sanità pubblica e si occupano di prevenzione per i giovani mutuano le strategie comunicative più efficaci proprio per promuovere migliori comportamenti di salute. Ed è cosi che si possono individuare strategie e risposte più adeguate alla emergenza e alla sfida educativa che oggi è in atto.

Le problematiche sopra evidenziate non sono ancora di facile inquadramento né comprensione, ma è certo quanto sia forte l’impatto sociale sulle fasce giovanili tanto corposo da dover essere affrontato tempestivamente, sia a livello normativo che a livello di organizzazione sanitaria. Permane la contraddizione ambigua di fondo in quanto il Gioco D’azzardo, che viene incentivato ed incrementato dallo Stato, Stato che ha al contempo il compito di promuovere, difendere e tutelare la salute dei cittadini, soprattutto se vulnerabili. Basti pensare all’assenza di un monitoraggio dei giochi online e di una precisa individuazione della dimensione del fenomeno e della sua evoluzione, delle problematiche specifiche della spesa tramite carte di credito e dei possibili interventi preventivi e di controllo. Dal punto di vista etico si dovrebbe definire una regolamentazione nazionale e territoriale stringente sul marketing, la pubblicità e sull’apertura e il controllo dei punti di gioco.

Bisognerebbe inoltre sopperire all’assenza di linee di ricerca nel campo delle neuroscienze delle dipendenze “senza uso di sostanze” e degli aspetti cognitivi-comportamentali oltre che delle possibili soluzioni informatiche avanzate applicabili a scopi preventivi quali ad esempio le app sugli smarthphone che sgretolano e polverizzano l’ambigua ingannevole familiarità con il GAP.

Contributo di Annamaria Martinelli
Responsabile servizio dipendenze ASST Franciacorta
per il progetto Oggi Azzardo

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