Our Blog

Obiettivi attesi e inattesi

La Casa di Tre Bottoni è in continua trasformazione: qualcuno arriva, portando con sé il suo piccolo bagaglio e le sue fatiche, qualcuno se ne va, portando via un pezzetto di casa e lasciando qualcosa di sé…

Ad ogni arrivo e partenza la casa cambia forma, si trasforma: si ricreano relazioni, cambiano le dinamiche domestiche e si rimescolano le carte, generando nuove occasioni e opportunità, in un continuo mettersi alla prova, sperimentandosi e riscoprendosi.


Il progetto si prefigge l’obiettivo di creare nella casa un clima familiare conviviale, basato sulla condivisione quotidiana di spazi e momenti, ma spesso, chi arriva alla Casa di Tre Bottoni ha inizialmente bisogno di prendersi del tempo per se stesso e ritrovare stabilità e serenità, indispensabili per vivere con entusiasmo i momenti comunitari. Storie ed esperienze di ogni ospite sono molto diverse tra loro. Abitare insieme non significa solo condividere uno spazio, ma anche un pezzo della propria intimità, del proprio modo d’essere e di fare, comprese le proprie debolezze.

Costruire nuove relazioni in casa richiede molto tempo e grande cura.

Vivere così a stretto contatto con qualcuno che non si conosce potrebbe far nascere piccoli disaccordi, ma il clima di accoglienza che si è subito generato nella Casa di Tre Bottoni ha sempre permesso a tutti gli ospiti di creare e mantenere relazioni distese e serene, di rispetto e supporto reciproco.


Forse, sollecitati dalla temporaneità e dalla ricerca della propria autonomia, gli ospiti non investono in modo particolare e primario sulle relazioni interne, proprio nell’ottica del saper trovare un nuovo luogo per ripartire e rimettere a posto tutti i tasselli della propria vita.
Sicuramente si sono costruite relazioni sincere e di grande fiducia con le educatrici, Agnese e Stefania, che, pur non essendo fisicamente presenti nella casa con assiduità, sono diventate un punto di riferimento sicuro a cui potersi sempre affidare, sia per farsi consigliare e guidare nei momenti di sconforto, sia per confrontarsi sulle scelte da fare e i risultati ottenuti.

L’accurata personalizzazione del progetto su ognuno degli ospiti e l’accoglienza di Agnese e Stefania ha fatto sì che tra loro si strutturasse un rapporto diverso da quel che si crea solitamente tra utenti ed educatori, basato sull’empatia, sul saper prendere le giuste distanze: non troppo vicini e invadenti, né troppo lontani, non accudire o assistere gli ospiti, ma lasciare loro spazio e dare fiducia, per farli sentire di nuovo padroni della propria vita, capaci di affrontare le avversità con un nuovo spirito e più sicuri di sé. Questo legame speciale diventa lampante, ad esempio, quando C., avendo saputo di essere stata presa per il servizio civile, ha chiamato subito Agnese commossa per darle la bella notizia.

L’obiettivo di creare connessioni sul territorio si è ampliato, uscendo dal piccolo abitato in cui è inserita la casa per toccare l’intera città

Nel quartiere si sono sviluppate collaborazioni occasionali per lavoretti domestici o di volontariato, mentre la ricerca del lavoro e le collaborazioni con associazioni, enti e i servizi sociali del Comune di Brescia han fatto sì che la rete di conoscenze si estendesse in tutta la città, dando agli ospiti la possibilità di rinvigorire il loro tessuto sociale e offrendo nuove opportunità lavorative, ma anche per impiegare il proprio tempo libero, dandogli valore.


Con l’attivazione di questo progetto, ci si aspettava che la Casa di Tre Bottoni incontrasse dei bisogni abitativi reali di un territorio come quello della città di Brescia. Una cosa che certamente non ci si aspettava, però, è stata la grande quantità di richieste di accesso, alcune anche in “emergenza”, provenienti da diverse realtà: dal passaparola, da chi ha saputo della casa dai giornali, dal quartiere, dalle associazioni, dai servizi sociali. In questo ambito, la Casa ha superato ogni obiettivo prefissato e, se da un lato c’è la soddisfazione di aver centrato il segno e di aver saputo cogliere i bisogni reali della città, dall’altro sorge la preoccupazione di un così grande bisogno di casa, di come poter aiutare le numerose persone che ancora cercano una dimora.

Già cinque ospiti hanno terminato il loro periodo di soggiorno alla Casa di Tre Bottoni e altrettanti sono arrivati

Non sono grandi numeri, ma sono grandi risultati. Ognuno di loro, infatti, ha saputo raggiungere gli obiettivi che si era prefissato prima di cominciare questa esperienza, ognuno a modo suo, con il suo stile, è riuscito a dare una svolta alla sua vita, ad innescare dei cambiamenti virtuosi. Qualcuno ha trovato anche di più di quel che si aspettava. Chiunque è entrato e uscito da quella porta si è ritrovato cambiato. Quel che è certo è che la permanenza alla Casa di Tre Bottoni ha donato sollievo, ha ridato respiro, energia e, soprattutto, speranza.

Potrebbe interessarti anche...

Il lavoro è dignità

Il lavoro è dignità

5 Novembre 2019

Il lavoro può essere una semplice forma di sostentamento economico, ma anche una fonte di equilibrio che restituisce dignità alla persona, permettendo di riconoscere le proprie competenze e qualità e di tornare a scandire un ritmo alla propria vita per sentirsi utili per la comunità e per recuperare la propria autostima.Leggi anche

Scopri di più su accogliere in territorio
Tags:

Mostra i commenti (0)

Questo è un sito unico che richiederà un browser più moderno per lavorare! Please upgrade today!