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L’orto ed il tempo dell’attesa

Ad inizio inverno erano giunte alla sede del Calabrone alcune foto dell’orto della Comunità Terapeutica di Collebeato. Prima dell’imbrunire sono andata a vedere con i miei occhi a che punto sta la coltivazione. Ad accogliermi c’è Pier, che mi conduce per la stretta via che porta all’appezzamento di terra dedicata dell’ergoterapia. Di coltivato per ora c’è poco: a riposo ci sono alcune zolle, altre invece hanno già i primi germogli di piante di piselli e ce ne sono un paio con molti ciuffi di gambi d’aglio e cipolle.

È un percorso lento, fatto di lavoro, attese e poi il raccogliere.
È una piccola tappa di vita, dedicata alla consapevolezza del sé e dell’altro.

Lavorare la terra...


R.
uno scritto del precedente responsabile dell’orto

Oggi nell’orto poche cose ma tante idee: Jo pianterà carote, insalata e rapanelli. Vorrebbe piantarci il frutto del mango, ma sa bene che il clima non lo permette, ma mi aspetta per la spunta delle fragole, quelle sì, ci saranno.  Si tratta solo di aspettare, la primavera è vicina.

Questa piccola grande opera ci racconta del progetto che l’accompagna: del tempo dedicato alla semina, al costante lavoro di cura, all’attesa ed infine alla raccolta dei frutti. Il momentaneo artefice di questo piccolo miracolo invernale è Jo (nome di fantasia). È il responsabile che da qualche mese vi si dedica con passione, coordinandosi con un altro ospite. Jo è giovane, ha appena preso in “eredità” queste piccole colle che ama e può personalizzare.  Di questo lavoro gli piace l’idea di poter prendersi cura dell’ambiente, di imparare a relazionarsi in modo sano con gli altri e di affrontare le sue personali difficoltà. Jo ricorda con un sorriso lieve la campagna dove con il nonno passeggiava da bambino, e mi dice che lo fa sentire bene.

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