Area Prevenzione
A supporto dell’idea
e delle modalità
di azione proprie
dell’Area Prevenzione
vi è l’atteggiamento dell’avere cura
e dell’educare
a prendersi cura di sé.
Il Calabrone assume un'idea di educare che si traduce
in non lasciare solo, nella scelta di camminare con le
persone incontrate per tratti di strada più o meno brevi.
Ciò significa porre un'attenzione all'esigenza di compagnia
che la persona (e l’adolescente in modo particolare) esprime
nel suo processo di ricerca e di evoluzione personale.
Il non lasciare solo si traduce in un obiettivo che è anche
un metodo: quello dell'ASCOLTO, inteso come possibilità
di incontrare e accompagnare le persone nella costruzione
di significati con cui leggere ed elaborare le proprie esperienze.
Si tratta di un ascolto che lascia esprimere, non giudica,
accoglie e aiuta a dare senso a ciò che la persona sta vivendo.
L'ascolto in particolare diventa centrale nell'accompagnare
il giovane nei compiti evolutivi e nelle difficoltà che esso
avverte. Per questo l’equipe degli educatori assume uno stile
esperienzale:
non mirando tanto a trasmettere contenuti
o informazioni, quanto a creare condizioni e contesti
in cui far sperimentare attivamente alcune situazioni,
aiutando a riconoscere e comunicare emozioni e sentimenti.
Questa metodologia di lavoro permette di rafforzare quelle
abilità di vita e per la vita che mettono in grado l’individuo
di adottare strategie efficaci per affrontare i diversi problemi
che si presentano.
I principi alla base degli interventi di prevenzione sono:
L’informalità
Informalità è innanzitutto un atteggiamentoche
caratterizza l’agire educativo, è modalità nella creazione
di relazioni e di canali comunicativi con l’altro, sia il singolo,
il gruppo o la comunità.
L’informalità attraversa tutti gli ambiti, anche quelli formali.
Inoltre non è esclusiva del mondo giovanile, anche se,
per l’adolescente che sta affrontando il suo percorso
di crescita, l’informalità è una situazione naturale.
L’informalità è infatti il luogo della spontaneità, della creatività,
del divertimento, della diversità (diver..corrisponde a tutto
ciò che non è usuale), della scoperta, della novità,
della esplorazione, del mettersi alla prova, dove sono presenti
emozioni e affetti forti, dove le relazioni sono più immediate
(meno mediate), senza ruoli...
Nell’informalità viene operato un uso intenzionale del tempo
e dello spazio; questo consente di portare nel contesto
elementi di diversità volti a favorire dissonanze e movimenti.
Operare nell’informalità significa saper riconoscere e porre
al centro dell’intervento la relazione.
La relazione
Creare, costruire e esserci nella relazione con i ragazzi
e le varie realtà incontrate è la dimensione centrale
dell’agire educativo.
In particolare la relazione che prevalentemente si instaura
la possiamo definire come una relazione a legame debole
(“è una relazione occasionale, non prevede di per se alcuna
continuità, alcun patto terapeutico, è un'opportunità che
può essere utilizzata o ignorata; la realizzazione del contatto
è un optional e in tale scelta ogni soggetto è autonomo, libero.
É proprio dalla scelta autonoma di aderire al contatto che
deriva la significatività intrinseca di un eventuale incontro”).
L’altro assume quindi il ruolo di soggetto attivo, che cercando
il contatto, definisce se stesso, afferma la propria esistenza.
Nella relazione anche l’operatore propone se stesso,
consentendo l’incontro di due soggetti nella loro diversità
e autonomia.
In tale ottica la relazione che si instaura
è un atteggiamento finalizzato a sviluppare consapevolezza,
a riconoscere e potenziare risorse e competenze presenti,
che facilita scelte autonome, che aiuta a recuperare il senso
degli eventi, che promuove autonomia di pensiero e azione.
L’ascolto
In questa ottica dove la relazione è di primaria importanza,
l’ascolto diventa l’esperienza educativae fondante di una
relazione significativa. Ascoltare è sospensione della nostra
attività e dei nostri pensieri per far posto all’accoglienza piena
dell’altro; è un essere con e per l’altro, è capacità di entrare
in sintonia e condividere, è empatia... è un’arte.
L’ascolto restituisce dignità alle persone e senso del loro valore
al di là dei problemi contingenti. L’ascolto aiuta a far emergere
i bisogni autentici, le possibili risorse da attivare, i vincoli con
cui confrontarsi; un ascolto attento non solo alla comunicazione
verbale ma anche alle emozioni che accompagnano la parola.
Lo sviluppo di comunità
Sviluppare un lavoro di rete e facilitare il sorgere
di una relazione significativa fra le varie agenzie significa
aprire dei canali di comunicazione che favoriscano
l’integrazione tra le esperienze; ciò consente inoltre di rilevare
nel tempo bisogni, idee, problemi e risorse della comunità locale.
In questa logica i progetti accolti dalla comunità locale
producono in essa cambiamenti nei rapporti al suo interno
e nelle sue rappresentazioni del mondo adolescenziale.
Un osservatorio privilegiato
sui fenomeni sociali giovanili
I territori e le comunità sono pensati come sistemi complessi,
soggetti vivi e vitali in cui i diversi elementi sono in costante
e reciproca interazione. Cerchiamo con i nostri progetti
di essere là dove le cose accadono; coniugando uno sguardo
da vicino alle persone e alle situazioni, con una prospettiva
più distante che non si fermi all’oggi ma corra al domani
cercando connessioni e possibilità oltre.
Aver ben presenti queste peculiarità consente agli educatori
di essere presenti nei fenomeni sociali giovanili e nei loro
cambiamenti. Essere presenti offre l’opportunità di osservare,
cogliere, sentire, capire cosa sta succedendo in quel determinato
contesto. Questo sapere diventa ricchezza da rimandare
al territorio, con particolare attenzione alle amministrazioni
locali e a coloro che si occupano di giovani.
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