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Progetto Strada? Sempre aperto!

Pubblichiamo la riflessione di Gessica Gosetti, operatrice del “Progetto Strada” (un servizio socio sanitario per tossicodipendenti attivi che cerca di ridurre i danni alla salute e i danni sociali ed economici che l’uso di sostanze provoca agli individui, alle comunità e alla società in generale). 

Gessica ci offre un punto di vista molto particolare sul periodo attuale: quello che noi chiamiamo “isolamento sociale” ha sconvolto  in misura molto maggiore la vita delle persone più fragili, tra cui tossicodipendenti e sex worker, una vita spesso già precaria e difficile.

Un quotidiano, ad esempio, ha raccontato di un tossicodipendente che ha debitamente compilato il tanto discusso “modulo di autocertificazione” per andare a cercare la sostanza, perché iniziava ad avere i sintomi dell’astinenza… Lo sappiamo bene, noi operatori: una persona dipendente dalle sostanze impiega tutte le sue energie per raggiungere un minimo di benessere, o semplicemente per non star male, anche quando questo significa cercare di trovare il denaro e la sostanza.

Lavoro in un servizio di riduzione del danno da tanto tempo: il nostro lavoro è  aiutare le persone che utilizzano sostanze e mantenere e migliorare la loro qualità di vita, indipendentemente dalla loro capacità/intenzione di interromperne l’assunzione.

Siamo aperti, tanto più in questo periodo – e non è scontato, perché in altre città ci sono state pressioni per la chiusura: non tutti riescono ancora a riconoscere l’importanza sanitaria di questi servizi.

Ma, in coscienza, non avremmo potuto chiudere e lasciare la popolazione tossicodipendente senza siringhe, senza fiale di acqua distillata, senza Narcan etc etc etc, perché altrimenti, al termine di questa pandemia, ci saremmo ritrovati con un aumento vertiginoso di patologie collegate all’uso di sostanze, come ad es. HIV e epatite.


Quindi io sono al lavoro, con le dovute precauzioni, mantenendo e rispettando le distanze e osservo i miei “utenti”… smarriti certo, confusi, molti senza neppure un luogo in cui stare a casa. La loro vita, già difficile e precaria, è ulteriormente peggiorata: chi vive di questua, non ha a chi chiedere; chi si prostituisce, non ha a chi offrirsi; persino chi ruba fatica a trovare a chi sottrarre; i tempi di attesa in coda per l’accesso al servizio sono lunghi.

Ciononostante fanno la fila anche loro, mantengono le distanze, sono rispettosi delle regole, e stanno imparando dove poter andare a fare colazione, dove andare a fare la pipì: imparano a rendersi ancora più invisibili al resto del mondo, perché anche a loro, tossicodipendenti, senza fissa dimora, sex workers, non è consentito stare per strada, aggregarsi, stanziare.

E a proposito di dipendenze, devo dire che di tutta l’emergenza in atto, fin da subito mi hanno colpito due cose:

  • il fatto che i tabaccai non abbiano mai chiuso e
  • il fatto che al supermercato non si possano comperare colori, quaderni, gomme etc (nonostante i bimbi chiusi in casa e la didattica a distanza) – ma non vi siano limiti all’acquisto di alcolici e superalcolici… “Emmenomale”, molti penseranno, chiusi in casa senza paine (sigarette, ndt) e senza alcool, magari con un partner che solitamente non si è abituati a frequentare così a lungo, si rischierebbe davvero di impazzire!

Sorrido pensando che non sia un caso, se tabacco e alcolici non sono mai stati limitati… perché sono un’entrata nelle casse dello stato, ma soprattutto sono tra le dipendenze maggiormente diffuse tra la popolazione “normale” – ma sono socialmente accettate.

Pensateci la prossima volta che incrocerete una delle persone che incontro… perché in fondo dipendenti da qualcosa lo siamo davvero un po’ tutti!

Progetto strada

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