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Riflettere sulle immagini: il cinema del venerdì in comunità


La proiezione cinematografica del venerdì è un’istituzione, in comunità; ma probabilmente la maggior parte degli utenti e degli operatori che abitano ora nella casa dei Campianelli non ne conosce la storia. Eppure è un’attività che dura da quasi trenta anni: più di 1300 settimane di impegno per Claudio, il volontario cinefilo, a cui da molti anni si è affiancata Ada.

Claudio era ancora giovane, quando ha accettato di condividere con gli utenti la propria passione, usando la propria competenza cinematografica nella ricerca e nella scelta dei film. Non è un professionista, ma passerebbe la sua vita davanti a uno schermo; adora i festival del cinema, in cui puoi vedere anche 6 film al giorno – a quello di Venezia, per esempio, entra in sala alle 9 e ne esce a mezzanotte.

Nelle sue preferenze personali è molto selettivo (cinema francese, canadese, piccoli film indipendenti…) ma nel tempo ha imparato a calibrare le scelte, e per la comunità noleggia film che possono piacere agli utenti – evitando tuttavia i blockbuster e quei film girati solo per fare cassetta. Non è sempre stato così: racconta che, per inaugurare la sua attività di volontario, aveva scelto un film di Bergman in bianco e nero, senza azione e scena quasi fissa. E alla fine della proiezione aveva previsto il dibattito. Non ricorda la reazione degli utenti – probabilmente erano talmente scioccati che non si sono neppure ribellati. Da quella volta si è creato un archivio in cui registra il “grado di popolarità” dei film proposti, per evitare passi falsi nel caso volesse proiettarli nuovamente.

Ma gli utenti partecipano? Sì, perché partecipare alla serata di cinema non è facoltativo: si tratta infatti di un’attività inserita nel piano terapeutico, perché consente di parlare, di esprimere emozioni e reazioni, di discutere giudizi e pregiudizi.  Un film che infiamma sempre i presenti, ad esempio, è “La custode di mia sorella”, film che Claudio e Ada giudicano lacrimevole ma che tocca problematiche familiari molto sentite dagli utenti: le discussioni sono animate, il confronto tra posizioni permette di aprire orizzonti.

C’è stato, negli anni, qualche caso isolato di ribellione, qualche utente che è rifiutato di presenziare, qualche disturbatore nelle discussioni: qui la presenza di Ada si rivela essenziale, e non occorre neppure rivolgersi agli operatori di turno. Lei insegna in una scuola superiore, dove tiene la disciplina con autorevolezza da anni. Claudio e Ada si consultano telefonicamente sulla scelta dei film da proiettare, discutono tra loro sull’opportunità, l’adeguatezza, la pesantezza delle opere.

Fino ad oggi hanno usato supporti fisici concreti presi a noleggio: prima le cassette VHS, poi i DVD, e ormai sta arrivando l’era dei film scaricati da internet: ma dai siti ufficiali, naturalmente, perché il rispetto della legalità, uno dei principi cardine del percorso terapeutico, passa anche dalle piccole cose come questa.

ChL

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