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Un anno di Casa di Tre Bottoni

È già passato un anno dall’inaugurazione di Casa di Tre Bottoni e, proprio come nel racconto di Rodari, la piccola casetta si è fatta grande, ha aperto le sue porte a chi ha bussato per cercare rifugio…

Ad oggi la Casa ha accolto dieci ospiti, ognuno con il proprio bagaglio, piccolo o grande che sia, con la propria storia e le proprie speranze. Qualcuno è rimasto, qualcuno è già partito, qualcuno si è aggiunto e molti altri ancora arriveranno. Tra chi ha lasciato la casa c’è chi è tornato in Basilicata nella città d’origine per fare il pasticcere e sogna di avere un terreno da coltivare, chi sta per partire per il Brasile per un progetto di Servizio Civile Internazionale con i bambini, chi ha trovato una casa e ricomincia una nuova vita, chi è tornato dal padre dopo anni di separazione.

Da casa disabitata che era, si è fatta casa piena di vita

Al posto di rimanere tristemente vuota, ha accolto chi aveva bisogno non solo di un posto per vivere, ma di una vera e propria casa, dove potersi sentire sicuri, sereni e indipendenti; sensazioni che solo una casa può dare. A chi manca un luogo da chiamare “casa” sa bene cosa significa, ed è per questo che trasferendosi alla Casa di Tre Bottoni, qualcuno comincia ad arredare il proprio angolino, mentre qualcun altro si stupisce quando, rincasando la sera, ritrova il suo profumo.


Non avere una casa complica notevolmente la propria vita: quelli che sono dei piccoli problemi possono rivelarsi criticità insormontabili. Diverso è anche alloggiare presso un dormitorio o risiedere in una comunità: ci si sente precari e vincolati. Qui, invece, gli ospiti vivono come se fosse casa loroLa Casa di Tre Bottoni è stata una grande svolta, un progetto davvero innovativo. Non si tratta di un servizio che assolve soltanto al bisogno di avere un luogo per vivere, ma vuole mettere al centro la persona, sapendo rispondere alle sue necessità, ma anche valorizzando o riscoprendo le sue potenzialità, così che chi passa da qua non trova solamente un alloggio, ma ritrova anche se stesso, ricomincia a sognare e a sognarsi, a progettare il proprio futuro e far pace con il passato, ricucendo legami e relazioni.

Ciò che dà valore a questo progetto di co-housing è il clima di accoglienza e fiducia

La Casa, nonostante le diversità, ha saputo creare occasioni di mutuo aiuto, l’essere inseriti in un contesto che cerca e dona solidarietà e, soprattutto, il supporto delle educatrici Agnese e Stefania, discreto, attento e incoraggiante. Anche la cura degli spazi fa la differenza: dall’arredamento moderno ed elegante, ai quadri appesi alle pareti che richiamano forza ed energia, alla vista dalle finestre luminose delle colline: tutti dettagli che danno bellezza e dignità. Tutto questo ha permesso agli ospiti di ridare valore al proprio tempo, riconquistare fiducia in se stessi, sentirsi utili e in molti casi trovare un’occupazione.


Questo nuovo progetto è stato una sfida e un atto di coraggio. Poteva non essere capito, malvisto, piegato da altre esigenze, e invece Fondazione Azimut, la Parrocchia S. Giovanna Antida e Il Calabrone ci hanno creduto fortemente da subito, quando era ancora solo un’idea, e una volta divenuto reale si è fatto conoscere con facilità. Grazie alla fitta collaborazione con il territorio (servizi sociali, associazioni, gruppi informali, parrocchie, consiglio di quartiere) si è creato un circolo virtuoso: alcuni cittadini aiutano gli ospiti della casa con lavori di manutenzione domestica e giardinaggio, mente gli inquilini collaborano con il gruppo anziani e il Consiglio di Quartiere per realizzare eventi nel territorio.

La Casa di Tre Bottoni ha saputo rispondere ad un bisogno estremamente attuale che è sempre più in crescita a causa di separazioni, disoccupazione, precarietà, sfratti, contesti familiari fragili, malattie, perdita di affetti o ricerca di autonomia.

Questo progetto è pioniere a Brescia: è difficile intercettare fasce di persone a bassa soglia di marginalità ed è per questo che è presto diventato un punto di confronto sul tema. Agnese e Stefania, le educatrici, grazie alla loro professionalità, attraverso l’ascolto, l’orientamento e l’accompagnamento, sono una preziosa risorsa per fornire una risposta al problema abitativo di alcuni soggetti, più o meno fragili, e collaborano a stretto contatto con i servizi sociali, presenziano ai tavoli di lavoro e a focus group, progettano insieme i percorsi educativi, estremamente personalizzati sulla storia di ognuno.


La Casa ha suscitato un vivo interesse e attirato numerose richieste, delineando un’esigenza ben più marcata di pensare a nuove formule dell’abitare. Circa cinquanta le richieste d’accesso giunte nel 2019, alcune accolte, altre reindirizzate verso altri servizi, alcune urgenti, come quella di una giovane madre con un bimbo di un anno che viveva in strada aspettando di essere accolta.

Al momento la Casa ospita cinque persone, ma la lista d’attesa è lunga e ci sarebbe bisogno di altri spazi simili in città

È un’occasione fondamentale per chi si ritrova da un giorno all’altro senza un posto dove stare, per cause contingenti o personali, per chi esce da percorsi terapeutici, per giovani che vogliono sperimentarsi in autonomia, per chi vuole ricostruirsi un progetto di vita.

Rassegna stampa

La Casa di Tre Bottoni apre le porte e dà rifugio
ADM, Giornale di Brescia 13 febbraio 2020

Una casa per ricominciare a sognare
T.B, Corriere della Sera (Brescia) 8 febbraio 2020

“Tre bottoni”, la casa per ricominciare
Irene Panighetti, Brescia Oggi 8 febbraio 2020

Venerdì 7 febbraio. La casa di Tre Bottoni si apre alla cittadinanza
Zanardini, La Voce del Popolo 6 febbraio 2020

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